CINA, DA MAO A SUPERPOTENZA

La Cina non è più quella della rivoluzione culturale e nemmeno l’officina dell’Occidente, ma la seconda potenza economica del mondo, destinata a prendersi lo scettro e a divenire superpotenza con voce in capitolo nello scacchiere mondiale.

STORIA DELLA CINA: DA MAO ALLA GUERRA IN UCRAINA

Il 9 settembre 1976, morì Mao Zedong.

L’ala più radicale del partito, quella favorevole a continuare nel solco della “rivoluzione culturale”, era rappresentata da Jang Qing, Zhang Chunqiao, Yao Wenyuan e Wang Hongwen.

Vennero soprannominati la “banda dei quattro”. Intendevano guidare la Cina, ma furono tutti arrestati e condannati.

Così, nel 1978, la guida del Paese fu assunta da Deng Xiaoping, che era stato epurato durante la “rivoluzione culturale” per le sue idee considerate moderate, per poti vedersi riabilitato nel 1973.

Deng Xiaoping indirizzò fin da subito la sua azione politica in netta discontinuità con la “rivoluzione culturale” e la politica maoista.

Il suo programma fi impostato sulla modernizzazione di quattro aree fondamentali: l’agricoltura, l’industria, la difesa e il settore scientifico – tecnologico.

Nel campo dell’agricoltura la Cina registrò ampi benefici. L’obiettivo a lungo termine era ripristinare un’economia di mercato, abbandonando il sistema collettivistico. L’azione del nuovo corso stimolò la massima produzione negli appezzamenti privati, lasciando poi i contadini liberi di vendere sul mercato i loro prodotti.

In soli tre anni, le vendite dei contadini arrivarono a costituire quasi il 40% del reddito delle famiglie delle campagne.

Fu avviato anche il “sistema di responsabilità produttiva”, per cui ai contadini veniva data terra per la coltivazione di prodotti assegnati, a patto che una quantità prestabilita di raccolto andasse consegnata alle autorità statali, mentre le eccedenze rimanevano ai contadini.

I miglioramenti nell’agricoltura spinse anche il rinnovamento tecnologico, sia per ammodernare i mezzi da impiegare nei campi, sia per intervenire sulla produzione industriale, per aumentarla, rendendola al passo con i tempi, in modo da diffondere i beni di consumo.

Il governo diede il via anche all’ammodernamento dell’esercito e dell’arsenale atomico.

Nel 1980, la Cina entrò a far parte della Banca mondiale e del Fondo monetario internazionale.

Furono create quattro zone a economia speciale, soprattutto nei porti e in alcune città, dove gli investitori potevano godere di agevolazioni e di manodopera a basso costo.

Ciò favorì l’importazione nel Paese di capitali stranieri e delle più moderne tecnologie.

Tuttavia, l’ammodernamento economico e tecnologico della Cina non fu accompagnato da un’evoluzione sociale e non ci fu nessuna apertura in ambito istituzionale.

Fu in tale clima che nacque il Movimento per la democrazia.

A Pechino prese vita anche il “muro per la democrazia”, dove si affiggevano giornali murali con interventi a favore o contrari alle riforme politiche e al partito comunista.

Tali iniziative furono malviste dal presidente Deng, che le condannò e concentrò la sua linea politica su una serie di precetti fondamentali: il mantenimento del socialismo alla base della vita politica; la riaffermazione della dittatura del proletariato; l’autorità indiscutibile del partito comunista, del marxismo in chiave leninista e del pensiero di Mao.

Ma ciò che contribuì a destabilizzare la società fu la cancellazione dalla Costituzione delle libertà di parola, di espressione, di tenere dibattiti e di scrivere giornali murali.

Si levarono proteste in molte zone della Cina, ma l’intervento delle forze di polizia inflisse un colpo durissimo ai capi del Movimento per la democrazia.

Con tali dinamiche economiche e sociali, la Cina arrivò fino alla soglia degli anni novanta del secolo scorso.

Tuttavia, il fermento politico non fu del tutto soppresso da polizia ed esercito, tanto che persino tra alcuni politici del partito comunista non mancarono voci di dissenso per le politiche di Deng.

A cominciare dal segretario Hu Yaobang.

Nel dicembre del 1986, ci fu fermento tra gli studenti, in seguito a presunti brogli elettorali. Una situazione che si allargò a macchia d’olio, ma, anche in questo caso, la mano dura del regime fece piazza pulita dei leader studenteschi, di alcuni intellettuali e persino del segretario Hu Yaobang, costretto a dimettersi.

Quest’ultimo morì poco dopo e proprio la sua commemorazione divenne occasione per riaccendere le proteste contro il governo.

Le agitazioni non fecero tempo a spegnersi che, il 4 maggio 1989, gli studenti si radunarono di nuovo per festeggiare la nascita del “Movimento del 4 maggio”, il movimento anti imperialista che era sorto nel 1919, per protestare contro le decisioni delle potenze vincitrici della Prima guerra mondiale.

La grande ondata di proteste culminò a Pechino, in piazza Tienanmen.

Il partito mostrò ancora una volta i muscoli, schierando il braccio armato della legge.

All’ordine della polizia di abbandonare la piazza, gli studenti decisero di restare, cominciando uno sciopero della fame in cambio di una serie di riforme che prevedevano alcune aperture democratiche.

La tensione crebbe e la visita ufficiale di Gorbaciov in Cina il 15 maggio, dopo anni di freddezza tra Pechino e Mosca, fu ulteriore benzina sul fuoco.

Il 29 maggio, gli studenti eressero in Piazza Tienanmen una statua della dea della democrazia, proprio mentre il partito faceva confluire l’esercito.

Tra il 3 e il 4 giugno, i militari entrarono in azione e fu una strage. Tra tremila e settemila morti.

Il regime minimizzò, citando poche centinaia di vittime.

Le immagini di quanto accadde fecero il giro del mondo, mostrando la brutalità degli studenti trucidati, condannati e giustiziati.

Molti paesi occidentali interruppero le relazioni economiche con la Cina e posero sanzioni contro il governo di Pechino.

Tuttavia, si trattò di una breve parentesi. D’altronde, lo sviluppo dei rapporti commerciali con l’Occidente era l’unico vero interesse di Deng Xiaoping e la manodopera a basso costo costituita dalla Cina ingolosiva le industrie di America ed Europa.

STORIA: LA CINA OGGI.

Oggi, la Cina è la seconda potenza economica al mondo, preceduta soltanto dagli Stati Uniti d’America, che, comunque, sembra destinata a superare nel prossimo decennio.

Non si può parlare più di un’economia comunista, né è corretto pensare all’industria cinese come all’officina dell’Occidente, come è invece stata fino al nuovo millennio.

La Cina oggi investe in innovazione e, in molti settori, primeggia con scoperte illuminanti e una produzione di qualità non dissimile da quella offerta dai competitors occidentali.

Non a caso, anche marchi importanti di Europa e America si affidano alle competenze dei cinesi per ottenere la miglior qualità prezzo possibile in vari campi, dal tessile alla moda, dal metallurgico alla tecnologia.

Il ruolo della Cina è diventato maturo e fondamentale anche in virtù della guerra tra Usa e Russia combattuta in Ucraina.

Puoi approfondire le cause della guerra in Ucraina cliccando sul link seguente: https://scenariculturali.org/russia-e-ucraina-i-perche-della-guerra/https://scenariculturali.org/russia-e-ucraina-i-perche-della-guerra/.

Pechino non è soltanto attiva per costringere Putin e Zelensky a un negoziato e Biden ad avere atteggiamenti più appropriati per il ruolo che ricopre, ma proprio con Mosca e Nuova Delhi, rischia di creare il polo più potente al mondo, sia sotto il profilo economico e sociale, sia quanto a potenza militare.

Infatti, Cina, Russia e India contano insieme poco meno di metà dell’intera popolazione mondiale.

Tutte fanno parte dei paesi in via di sviluppo del BRICS, con la Cina destinata a diventare la numero uno al mondo e Brasile e Sudafrica neutrali nella guerra in Ucraina, ma certamente più vicini a Mosca di quanto non siano a Washington.

Anche sotto il profilo militare, la Cina è temibile, sia quanto a mezzi e armamenti a disposizione, sia per addestramento e numero abnorme di soldati.

Insomma, da Mao a oggi, la Cina ha fatto passi da gigante. C’è ancora tanto da fare in chiave di libertà e di diritti umani, ma sotto i profili economico, finanziario e militare è senza dubbio una superpotenza.

Lo scenario politico del pianeta sta cambiando e sembra tramontata l’egemonia dell’unica superpotenza, nata con la dissoluzione dell’Urss e durata più di trent’anni.

La Cina è destinata ad avere sempre più voce in capitolo nelle dinamiche geopolitiche e di macroeconomia e non solo.

(Articolo scritto da Pasquale Di Matteohttps://pasqualedimatteo.eu/curriculum/.)

Pasquale Di Matteo per Scenari Culturali
Canali di Pasquale

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