RUSSIA E UCRAINA, I PERCHÉ DELLA GUERRA

La guerra tra Mosca e Kiev è stata per tanti un fulmine a ciel sereno, eppure gli scontri e i morti sono all’ordine del giorno da quasi otto anni, nel silenzio generale dei media e nell’indifferenza dell’Occidente.

Il 7 dicembre 2021, Biden e Putin si incontrano virtualmente.  «Se la Russia invade l’Ucraina, ci saranno sanzioni mai viste.»

«Assicuratevi che l’Ucraina non entri nella Nato e nessuno si farà male.»

Fu questo il botta e risposta tra i leader delle superpotenze.

Sappiamo che la guerra è scoppiata, ma perché?

I problemi sono cominciati quando l’Ucraina è diventata autonoma.

Nel 1991, l’Ucraina si staccava dall’URSS e diventava una repubblica autonoma.

L’origine culturale di Russia e Ucraina

Sono lo stesso popolo?

Il primo nucleo di quello che è la Russia si può trovare nel medioevo a ridosso di Kiev. Tuttavia, il termine Rus era riferito a popolazioni di origine scandinava che erano scese nelle regioni a est per motivi commerciali.

Questi Rus, che avevano il centro di potere intorno a Kiev, non avevano un dominio stabile, tanto che si frantumarono in tanti principati. Uno dei quali nacque a Mosca e da qui si arrivò alla Russia.

Le lingue russa e ucraina sono simili?

Qualcuno sostiene che il russo sia di derivazione ucraina, altri il contrario.

In verità, i linguisti moderni parlano di lingue sorelle, nel grande ceppo delle lingue slave.

Seconda domanda: l’Ucraina ha un unico popolo all’interno dello stato?

No. I Rus di Kiev iniziarono a frantumarsi, poi crollarono con l’invasione dei mongoli.

Da questo momento, il territorio ucraino fu conteso. Quando, a distanza di tempo, i mongoli si ritirerarono, il territorio fu spartito. La parte occidentale, tra Polonia e Lituania, mentre nella zona più orientale si insidieranno i russi.

In mezzo due stati: il Khanato di Crimea e uno stato autonomo, potentato cosacco. Non sappiamo con certezza chi fossero questi cosacchi. I Russi dicono popolo autonomo, gli ucraini parlano di ucraini.

In realtà erano un miscuglio di popoli diversi.

Quando i polacchi controllarono il territorio ucraino, gli ucraini cominciarono a spostarsi a est, sia perché ortodossi, mentre i polacchi erano cristiani, sia per differenti visioni sociali e politiche.

A complicare la situazione arrivò la Russia. All’inizio del diciottesimo secolo, strappò i territori dell’antico regno di Polonia e Lituania.

Quando l’impero zarista occupò l’Ucraina, cercò di russificarla, tanto da abbandonare persino l’uso della lingua ucraina.

Dunque, i rapporti tra Russia e Ucraina non sono stati sempre buoni. Quando ci fu la rivoluzione, l’Ucraina creò uno stato autonomo che combatté contro la rivoluzione.

Poi fu conquistata dall’armata rossa.

Sotto Stalin, l’Ucraina visse il periodo caratterizzato da “Holodomor”, la grande carestia che uccise qualche milione di ucraini. Per qualcuno provocata volontariamente dal dittatore sovietico e non frutto di errori di politica agricola.

Durante il periodo sovietico, si traferirono molti russi nel territorio ucraino.

Ucraina e Russia, 1991

Nel 1991, l’Urss si stava frantumando. Gli stati baltici si staccavano da Mosca e si facevano autonomi. Tra i nuovi stati autonomi, anche l’Ucraina.

La Crimea proclamò l’autogoverno il 5 maggio 1992, ma in seguito accettò di rimanere all’interno dell’Ucraina. Nel 1954 era stata un dono di Kruscev alla stessa repubblica socialista ucraina. Tuttavia era abitata solo da persone russofone e aveva le più importanti flotte sovietiche nel Mar Nero.

Altro aspetto importante per comprendere la geopolitica di quegli anni, nel 1991, gli Stati Uniti erano primi per possesso di testate nucleari, seguiti dalla Russia. Al terzo posto, c’era l’Ucraina, in virtù delle armi sovietiche rimaste sul territorio.

Tali problemi furono affrontati in maniera diplomatica, con paesi occidentali. Ci fu un accordo. L’Ucraina doveva disfarsi delle testate nucleari, una parte smantellata, l’altra restituita a Mosca. Nel 1994, l’Ucraina si dichiarò libera da testate nucleari.

Anche più dell’80% della flotta nel Mar Nero tornò alla Russia, a cui fu concesso l’uso di porti e basi militari presi in affitto, grazie a un accordo che fu rinnovato nel 2017 e protratto fino al 2042. In cambio, la Crimea restava ucraina.

Alla fine, fu siglato un trattato di amicizia.

Breve storia politica dell’Ucraina

Nel 1994, cominciava l’era di Leonid Kučma, presidente dell’Ucraina fino al 2004.

Fu una gestione del potere equilibrata. Ma in Ucraina venne accusato di incapacità, a causa della crescita economica lenta. Portò all’avvento dell’economia liberista, ma ciò provocò pochi ricchi e tanta povertà.

Nel 2000, Leonid Kučma fu travolto dallo scandalo delle cassette. Video registrate il più delle volte di nascosto dalle guardie del corpo del presidente. Poi si scoprì della vendita di radar a Saddam Hussein.

Si vociferò anche di un suo coinvolgimento nella decapitazione di un giornalista dell’opposizione.

Nacquero movimenti di protesta ucraina, “Ucraina senza Kučma”, che annoverava un’accozzaglia di partiti e di politici: ex comunisti, socialisti, nazionalisti. Proprio in quel movimento, cresceva l’astro di una deputata, Julija Tymošenko.

Julija Tymošenko

Un movimento che, sebbene fortemente populista, non era contrario all’Europa, anzi, vedevano proprio nell’Europa il futuro. Sembra una contraddizione, ma per la parte di popolazione ucraina, l’Europa era più affidabile della Russia. Quella russofona pensava il contrario.

Il movimento crescerà, imbarcando altri partiti, fino a presentarsi alle elezioni nel 2004, con il candidato alla presidenza, Viktor Juščenko, contando sui voti della popolazione ucraina, nella parte occidentale del paese.

Contro c’era il Partito delle Regioni di Kučma, che candidò Viktor Janukovyč.

Viktor Janukovyč

Nel settembre 2004, Juščenko fu avvelenato, ma riuscì a rimettersi. Al primo turno si presentarono altri partiti, che dispersero il voto, così fu necessario un turno successivo.

Al secondo turno, Janukovyč vinse con il 3% in più di voti. Si parlò di elezioni truccate e qualcuno segnalò corruzioni e falsità ai seggi. Scoppiano proteste. A Kiev soprattutto. Principalmente pro Juščenko. Quella che prese il nome di rivoluzione arancione, per via dei fazzoletti e delle sciarpe di quel colore indossati dai sostenitori di Juščenko.

Viktor Juščenko

A est, invece, ci furono proteste di senso opposto, a favore del presidente uscito vincitore.

Il 3 dicembre, la corte costituzionale annunciò che le elezioni erano state effettivamente falsificate. Si ritennero a dicembre del 2004 e vinse Juščenko con l’8% dei voti in più.

La coalizione arancione prese il potere. Janukovyč venne allontanato dal ruolo di primo ministro. Al suo posto, Julija Tymošenko.

Il governo aveva promesso un giro di vite contro la corruzione e crescita economica. Ma riuscì soltanto a varare una modifica costituzionale che riduceva poteri del presidente.

L’alleanza di governo ebbe problemi interni. La parte orientale del paese era contro e crescevano i malumori per le promesse non mantenute.

Iniziarono anche i primi attriti tra Ucraina e Russia. Mosca fece pressione sul gas che passava dall’Ucraina prima di arrivare in Europa. L’Ucraina pagava quel gas un terzo di quanto pagavano i paesi europei.

Gazprom aumentò il prezzo a quello di mercato, arrivando a far pagare il gas 210 dollari ogni mille metri cubi, quadruplicando il prezzo iniziale.

L’Ucraina minacciò di non acquistare più il gas e di rubare quello che passava per l’Europa.

Entrò a gamba tesa l’Europa, che cercò una soluzione per non trovarsi senza gas. Fu creata una società mista russa e ucraina che vendeva a 100 dollari ogni mille metri cubi.

Julija Tymošenko era l’anima bella per l’Occidente, ma la realtà è ben diversa.

Non fu affatto in grado di contenere la grande corruzione del paese e i suoi insuccessi politici portarono a un drastico calo di consensi, fino all’inesorabile sconfitta per la carica di primo ministro, che vide trionfare il rivale di sempre, Janukovyč .

Nel 2007, il governo cade, ma alle nuove elezioni, rivince Tymošenko, che torna al potere fino al 2010.

Furono anni difficili, per la crisi del 2008, ma anche per i tanti problemi interni.

Nel 2008, fu siglato un preaccordo per integrazione commerciale tra Ucraina ed Europa.

Nel 2010, le elezioni presidenziali videro ancora i soliti blocchi. Janukovyč contro il blocco europeista della Tymošenko. Tuttavia, Juščenko corse da solo e le elezioni le vinse Janukovyč.

Il nuovo presidente rispostò la barra politica verso la Russia. Cercò di riaccentrare il potere. Nel frattempo, Tymošenko fu accusata di aver intascato denaro per favorire accordi con Europa.

Nel 2012, Janukovyč fece saltare gli accordi con l’Europa. Riesplosero le proteste nella parte occidentale del paese. Quella di popolazione ucraina.

Furono gli anni delle rivolte e della nascita di una protesta in piazza Maidan, piazza di Kiev, diventata famosa per proteste euromaidan, in virtù degli slogan pro Europa.

Il colpo di stato e la strage di Odessa

Nel novembre 2013, gli scontri proseguirono. Si svilupparono in tutto il paese. Nel febbraio 2014, Janukovyč fu costretto ad arrendersi quanto il parlamento fu circondato da miliziani, perciò fuggì da Kiev.

Fu un colpo di stato che l’Europa non ostacolò. La reazione della parte russofona fu violenta. Ci furono rivolte. Il 23 e il 24 febbraio, scesero in piazza per chiedere autonomia da Kiev. Intanto, il nuovo parlamento aveva reso quella ucraina l’unica lingua del paese, bandendo il russo.

Fu una circostanza che gettò ulteriore benzina sul fuoco.

Dal 27 febbraio, un gruppo di soldati senza insegne, circondò il parlamento della Crimea e i militari convinsero i politici a votare una mozione di distacco dall’Ucraina. Pare si trattasse di soldati russi, ma non vi è certezza.

Il 4 marzo, Putin disse che non c’entrava nulla. Ma dopo l’indipendenza, il 16 marzo si tenne un referendum e il 17 marzo il popolo votò a favore dell’annessione alla Russia.

Altre rivolte scoppiarono in Donbass e Luhansk.

L’Ucraina reagì, mandando l’esercito e riconquistò una parte dei territori ai ribelli. Tuttavia, il 25 agosto, una controffensiva dei ribelli ricacciò indietro gli ucraini.

Ancora una volta, erano sbucati i soldati senza insegne, che avevano appoggiato la rivolta. Furono catturati alcuni uomini di un reparto di paracadutisti russi in seguito a un lancio sbagliato.

L’Ucraina era spaccata a metà nel 2014. Tra chi voleva l’Europa e chi la Russia.

Alle proteste, si unirono i partiti di opposizione, che sfruttarono l’occasione per prendere il potere. A questo punto, è facile che dall’esterno arrivarono aiuti. Nato, Europa e Usa erano i primi ad avere interessi.

Aiuti economici e propaganda sui mass media occidentali e ucraini.

Tuttavia, le proteste furono anche a favore del governo.

Anche in questo caso, la Russia aiutò con soldi e mass media.

Man mano che queste proteste crescevano e aumentavano di numero, causando un gran numero di vittime, almeno 150 morti e 2000 feriti.

Gli scontri attirarono le fazioni estremiste nelle due parti, che presero il potere.

I manifestanti pro Maidan, vedevano molti partiti di estrema destra, dichiaratamente fascisti e neonazisti, che furono i più attivi negli scontri peggiori.

I movimenti neonazisti, tuttavia, esistevano anche tra la parte filorussa, rifacendosi alle “Centurie Nere”, nazionalisti russofoni.

Ciò non significa che i manifestanti fossero nazisti, ma che entrambe le fazioni ne annoveravano.

A Odessa, il 25 gennaio si tennero le prime proteste a favore dell’Europa.

Ci furono arresti, ma poca violenza.

Nei giorni successivi, la situazione precipitò. Il 22 febbraio, Janukovyč fuggiva dall’Ucraina, lasciando un vuoto di potere, preso dall’opposizione.

I russi furono messi in forma minoritaria e protestarono a Odessa. Non chiedevano di staccarsi dall’Ucraina, ma province autonome e maggiori diritti legati alla loro cultura.

Il primo marzo, ci fu la protesta anti Maidan e la polizia soffocò la protesta.

In aprile, mentre le due fazioni crescevano di numero, la polizia interveniva soltanto contro le manifestazioni filorusse, aggravando le violenze. Il 25 aprile, una granata ferì i manifestanti.

Il 2 maggio, ci fu una manifestazione di estrema destra pro Maidan, contro le richieste di autonomia dei pro russi, che organizzarono una contro manifestazione. I due gruppi vennero a contatto. Manganellate, cazzotti, pietre, poi colpi d’arma da fuoco.

Morì un filo europeista. I gruppi nazisti filoeuropeisti crearono delle vere e proprie squadre di miliziani. I pro russi, si erano rifugiati in un palazzo che era sede di un sindacato. I manifestanti pro Maidan lanciarono bombe Molotov e incendiarono l’edificio, condannando tante persone a morire in maniera atroce.

Persino i vigili del fuoco arrivarono con estrema lentezza, come se volessero garantire il maggior numero di morti possibile.

Alla fine, si contarono 42 morti. 10 che avevano cercato la salvezza, gettandosi dai piani più altri, e 32 soffocati e arsi dal fuoco.

I colpevoli vennero arrestati, ma una sommossa degli estremisti neo nazisti li libereranno. Ci furono giorni di lutto, ma, per motivi di propaganda, il governo fece scendere il silenzio sulla strage di Odessa.

CI furono tentativi di indagini internazionali, ma ancora, una volta, il governo ucraino si mise di traverso per ostacolarle.

Intanto, i neonazisti, sempre più forti, creavano il battaglione Azov, criminali che si sono macchiati di stupri, torture e uccisioni, condannati persino dall’OCSE. Tuttavia, è stato integrato nell’esercito ucraino.

L’Europa cercò di mediare una soluzione tra Ucraina e rivoltosi. Si arrivò agli accordi di Minsk, per un progressivo rilascio militare. Accordi che fallirono e nei mesi successivi ci furono altri scontri.

Si arrivò a un secondo cessate il fuoco e, nel gennaio 2015, a Minsk 2, accordi che raffreddarono la guerra. Ma non cessò mai. Restò in atto una guerra continua tra miliziani ed esercito.

Nel 2019, il presidente Porošenko fu sostituito da Volodymyr Zelens’kyj , uno che di professione faceva l’attore e il comico. In quel periodo, girava una serie in cui interpretava il ruolo del presidente dell’Ucraina.

Volodymyr Zelens’kyj

Fu sostenuto alle elezioni da un partito populista e venne eletto nel 2019.

Conclusioni

Anche con il nuovo presidente, la situazione non vide cambiamenti.

Anzi, negli ultimi mesi si è inasprita. Volodymyr Zelens’kyj ha provato a forzare l’ingresso dell’Ucraina nella Nato, mentre i Russi hanno riconosciuto le province secessioniste.

La situazione è complicata perché l’Ucraina si è polarizzata. Negli anni, anziché cercare una convivenza tra le tante anime nel paese, la parte ucraina ha tentato di cancellare quella russofona. Attraverso la dismissione della lingua russa e con i mancati riconoscimenti delle diversità culturali.

L’Ucraina si era affacciata al 2022 in forte difficoltà economica, in preda a oligarchi locali e alla malavita. L’oleodotto tra Russia e Germania tagliava fuori il paese anche dai guadagni del gas, perciò Kiev avrebbe riportato gravi perdite finanziarie.

L’unica cosa su cui poteva contare il paese era l’appetibilità dell’Ucraina per l’Europa e, soprattutto, per la Nato.

Ma la geopolitica del mondo va al di là della libertà di un paese sovrano. E, così come l’Italia non può scegliere di uscire dalla Nato, abbracciando la Russia, senza patire immediate sanzioni ed embarghi, allo stesso modo non può avanzare pretese opposte l’Ucraina.

Proprio come nel 1962, una superpotenza si è sentita minacciata da nemico ai confini. (Puoi approfondire al seguente link: https://scenariculturali.org/russia-e-ucraina-come-stati-uniti-e-cuba/.

Chi usa le armi sbaglia, senza se e senza ma, ma nella storia abbiamo assistito a bombardamenti di paesi sovrani come l’ex Jugoslavia, senza alcun mandato dell’Onu, così come dell’Iraq, sulla base della menzogna delle armi chimiche di Saddam.

Il vero problema è capire chi può trarre maggior vantaggio da questa guerra? Dal fatto che Europa e Russia interrompano ogni legame economico. E c’è un paese che più di altri ne trae enormi vantaggi. Lo stesso che creò le menzogne sulle armi chimiche di Saddam Hussein e anche quello che, fino a oggi, è l’unico ad aver sganciato non una, ma ben due bombe atomiche sui civili di una nazione.

La situazione è complessa e proprio per questo motivo andrebbe analizzata con mente aperta e senza la presunzione di essere sempre dalla parte dei buoni.

Pasquale Di Matteo per Scenari Culturali
Canali di Pasquale

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